Per iniziare
La consiliatura 2016- 2021 sta per finire e io sento la necessità ma soprattutto il dovere di stilare una sorta di bilancio o, se si vuole con meno pretese, un rendiconto di ciò che ho fatto e portato avanti in questi 5 anni.
Sono entrata per la prima volta in Consiglio municipale nel 2013, dopo essere stata per tanti anni segretaria di una importante sezione prima PDS-DS e poi PD, quella di piazza Verbano che – nel corso della mia segreteria – è stata intitolata a Vittorio Mallozzi, operaio fornaciaio partigiano fucilato a Forte Bravetta nel gennaio del ‘44.
Da subito ho ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Lavori pubblici, perché penso che l’agibilità dei luoghi, la valorizzazione di quartieri e piazze, la libertà di movimento in una città come Roma siano una condizione imprescindibile per la qualità della vita dei cittadini della Capitale e del nostro territorio, cioè una vera e propria questione di democrazia, il fatto che sia possibile a tutti – in qualunque condizione fisica e di salute -muoversi liberamente e in sicurezza.
La consiliatura precedente (2013-2018) si era interrotta bruscamente a metà, anzi prima della metà, e questo aveva impedito di mettere in campo iniziative o portare a termine quelle poche che eravamo riusciti ad avviare. Abbiamo iniziato questa nuova con molte speranze, nonostante il Campidoglio fosse finito in mano al Movimento 5stelle, con gli esiti che tutti conosciamo.
Per me questi sono stati anni molto belli e intensi, ovviamente più maturi e consapevoli, anni nel corso dei quali ho avuto modo di seguire come è ovvio le tantissime emergenze del territorio ma anche - e forse soprattutto - questioni di lungo termine e, diciamo così, strutturali. In sintesi: illuminazione pubblica, rigenerazione urbana, sottoservizi, sicurezza stradale e mobilità sostenibile.
La rigenerazione urbana, l'illuminazione pubblica, la sicurezza stradale, tutto con passione
I temi che ho affrontato in questo anni non hanno riguardato solo la questione della manutenzione dei luoghi: una delle battaglie più belle e qualificanti che ho portato avanti insieme ai cittadini è stata quella per la conservazione dei nostri villini ‘storici’, per salvaguardare un tessuto prezioso per il municipio e per la città da una speculazione irrispettosa dei luoghi e della loro memoria. Ho lavorato insieme ai comitati per la demolizione della tangenziale davanti alla Stazione Tiburtina e per la riqualificazione e la valorizzazione del quadrante. Mi sono battuta – e continuo a battermi – per la sicurezza stradale, perché non si debba più morire attraversando la strada, portando avanti progetti per la realizzazione di zone 30 nel nostro Municipio e per la messa in sicurezza in particolare delle nostre grandi arterie. E’ di questi giorni il primo intervento su via Nomentana, all’incrocio tra via dei Villini e via Reggio Emilia, che ha visto perdere la vita a un ragazzo di 18 anni su un attraversamento di cui i residenti denunciavano la pericolosità da anni. Sono orgogliosa di aver contribuito a realizzare la messa in sicurezza di questa parte del quadrante, nel ricordo di Tommaso. Mi occupo quotidianamente di mobilità, anche delle tanto discusse ciclabili, perché penso che una mobilità diversa da quelle delle automobili sia un valore per la città e per le persone, non solo in termini di maggiore sicurezza, ma anche di maggiore bellezza dei luoghi.
Villini storici e Stazione Tiburtina (le chiamo così per brevità) hanno rappresentato per me due esperienze qualificanti non solo politicamente, ma soprattutto umanamente: una vera e propria scuola di formazione personale, grazie alla quale ho collaborato con persone eccezionali che, soprattutto nel caso di Tiburtina, invece di fare le barricate e limitarsi alla protesta, si sono sedute intorno a un tavolo insieme al Municipio e hanno ‘progettato’, individuato soluzioni, immaginato una città diversa e migliore. E di questa ‘formazione’ non finirò mai di ringraziare tutti quelli che ho incontrato e conosciuto. A ciascuna delle due questioni abbiamo dedicato su mia iniziativa Consigli straordinari, Commissioni, sopralluoghi. Sono fiera di questo lavoro e se ne avrò la possibilità, intendo portarlo avanti nella prossima consiliatura.
Dal 2013 mi sono occupata degli interventi delle società di servizi – Acea, Italgas – che letteralmente massacrano il territorio, e negli ultimi anni, insieme all’Ufficio Scavi del Municipio, sono riuscita a ottenere che si ripristinassero le porzioni complete di territorio interessate dai lavori, e non solo il perimetro stretto dello scavo. Un esempio è via Alessandria, riqualificata interamente dopo il lungo scavo seguito al collasso della fognatura Acea nel 2019. Una sorta di risarcimento ai cittadini a fronte del massacro del territorio che quotidianamente questi scavi provocano senza che poi vi sia un ripristino dei luoghi adeguato e rispettoso, e soprattutto a regola d’arte.
Quella per l’illuminazione pubblica è l’altra battaglia che ho portato avanti per tutta la consiliatura: una città ben illuminata è più sicura ed è anche più bella. Il cosiddetto Piano Led, approvato da Ignazio Marino e di fatto realizzato con la Raggi, ha avuto diverse lacune, dalla scelta sbagliata della tipologia di led fino alle carenze nella manutenzione. Per non parlare delle brutte ‘armature’ installate anche nei luoghi della città storica che ne hanno modificato in parte anche la fisionomia. Nel corso di questi anni ho stretto un rapporto costante con i vertici Areti – il braccio operativo di Acea per l’illuminazione – costruendo un monitoraggio costante dell’applicazione dei led e raccogliendo sistematicamente le segnalazioni e le lamentele sacrosante dei cittadini. Posso dire di aver svolto un buon lavoro, se non altro sotto il profilo della continuità e dell’ascolto. Abbiamo fatto su mia iniziativa tre consigli straordinari e decine di commissioni per tenere sotto controllo il problema e chiedere e suggerire soluzioni.
Due storie importanti
Due singole esperienze porto nel cuore, sia per la preziosa collaborazione con gli uffici capitolini sia perché siamo riusciti a realizzare due interventi con una immediata e diretta ricaduta sulla vita quotidiana dei cittadini.
Una è la messa a norma della fermata Atac di via Dalmazia. Da anni i residenti ne chiedevano una revisione, la sosta per gli utenti era praticamente limitata a uno stretto marciapiedi, la strada era fortemente ammalorata e il passaggio dei bus provocava forti disagi in termini di vibrazioni negli edifici circostanti, e in caso di pioggia o altri problemi le persone in attesa non avevano dove rifugiarsi. Dapprima ho segnalato più volte la necessità di manutenzione straordinaria della strada, poi – nel corso dei lavori di riqualificazione finalmente ottenuti – con la disponibilità determinante degli uffici del Dipartimento Mobilità e di Roma Servizi per la Mobilità, ma anche del nostro ufficio tecnico, siamo riusciti a inserire nell’intervento anche il rifacimento della fermata, risolvendo così un problema che andava avanti da anni.
Ma quello che considero il mio più grande risultato si è realizzato pochi giorni fa: la messa in sicurezza della porzione di via Nomentana tra Porta Pia e viale Regina Margherita, con l’eliminazione di un pericoloso attraversamento pedonale – come i residenti chiedevano da anni, inascoltati – dove purtroppo hanno lasciato la vita troppe persone, ultimo Tommaso, un ragazzo di 18 anni, investito nell’ottobre del 2018.
Eliminato l’attraversamento pericoloso, installato un semaforo pedonale alla giusta distanza dal sottovia Ignazio Guidi, creato un altro attraversamento sul cavalcavia, insomma, si è concretizzato quello che per me significa tutelare la vita delle persone e rendere le strade agibili per tutti. Il dolore causato dalla morte di Tommaso non è curabile e non può guarire; ma forse da quell’evento drammatico è stato possibile trarre qualcosa di buono per l’intera collettività, anche grazie alla cura e alla passione dei tecnici – anche qui di Roma Servizi – che hanno lavorato per realizzare un progetto bello e utile. Ora l’impegno continua per via Nomentana e per garantire alle persone di potersi muovere in sicurezza.
La memoria
Mi sono occupata anche di memoria, con l’organizzazione dei consigli straordinari ogni anno in occasione della Giornata della Memoria il 27 gennaio, e in occasione del Giorno del ricordo il 10 febbraio. L’esperienza più bella è stata quella della intitolazione della Sala della Biblioteca di Villa Leopardi a Ida Marcheria, sopravvissuta ad Auschwitz, protagonista del lavoro nelle scuole per la memoria, artigiana di via di Santa Maria Goretti, cui ho lavorato insieme al figlio Raffaele Di Segni. Ho inoltre lavorato alla intitolazione di Villa Massimo a Rita Levi Montalcini, che in quel quartiere viveva, che non è andata in porto ma ha sollecitato la Sovrintendenza e la Toponomastica a individuare comunque un luogo per onorarne la memoria.
Una delle attività più belle che ho avuto l’onore di svolgere è stata la collaborazione con la Fondazione Matteotti per l’organizzazione della cerimonia in onore di Giacomo Matteotti, che si svolge il 10 giugno di ogni anno presso il Lungotevere Arnaldo Da Brescia. Conservo con la Fondazione Matteotti un rapporto di amicizia e stima, cominciato a gennaio del 2017 quando scoprimmo che il luogo presso il quale Matteotti è ricordato – un angolo del Lungotevere Arnaldo da Brescia, presumibilmente nel punto in cui fu sequestrato - era stato vandalizzato e alcune targhe distrutte. Lavorammo insieme per il ripristino e poi organizzammo una bellissima cerimonia il 25 aprile e poi successivamente a giugno. La salvaguardia della Fondazione e della sua attività è una delle cose che mi sta più a cuore, e per la quale spero di poter continuare a lavorare.
Infine, ma non in ordine di importanza, ho lavorato insieme all’associazione degli amici e dei familiari di Ugo Forno per la realizzazione del Belvedere della Memoria, presso il Ponte ferroviario dove Ughetto fu ucciso dai nazisti che tentavano di far saltare il ponte stesso.
Un lavoro ancora non concluso, che ha visto insieme associazione Municipio per creare un luogo per pensare, ricordare, riposarsi (si trova infatti in prossimità della ciclabile Aniene).
Le ciclabili
Un capitolo a parte voglio dedicare alle ciclabili. Me ne sono occupata tanto in questi anni, sebbene siano – in questa città – per lo più argomento di scontro. Me ne sono occupata a partire dalla Ciclabile Nomentana, opera che attendevamo da anni e che non riusciva a sbloccarsi per le solite burocrazie cieche che affliggono questa città. Me ne sono occupata monitorando i lavori passo passo, cogliendone il bello e le ricadute positive – eliminazione delle barriere architettoniche, rafforzamento dell’illuminazione, rifacimento degli attraversamenti e della segnaletica – e le criticità (il passaggio davanti all’ingresso dell’Istituto Magarotto, per esempio). E poi ho continuato seguendo tutte le successive piste progettate per il nostro territorio, intervenendo per l’installazione delle rastrelliere nelle scuole (la Sinopoli) e per strada (via Lanciani e via Nomentana). Mi sono occupata della ciclabile su via Panama, attirando l’attenzione del Dipartimento Mobilità sugli errori vistosi compiuti in fase di manutenzione straordinaria. Questo per dire che c’è il buono e il meno buono, come in tutti gli interventi; ma l’importanza delle ciclabili è che non solo ovviamente favoriscono una mobilità pulita e sana, ma hanno ricadute positive sull’intera collettività, perché portano riqualificazione, valorizzazione dei quartieri, bellezza. L’errore della Raggi probabilmente è nell’aver fatto passare il messaggio che il suo unico interesse fosse quello di realizzare unicamente questo tipo di opera, senza curarsi delle altre necessità della città. Ed effettivamente il bilancio che può presentare è pessimo, anche sul tema della mobilità. Ciò non mi impedisce comunque di pensare che dovremo essere coraggiosi e puntare su un modello diverso di città, quello che ora tanti non riescono a immaginare perché stremati dalla fatica di una città che non funziona.
Dedicato a...
Ho provato dunque a descrivere sinteticamente il lavoro di questi 5 anni. Ci ho provato, ma per dirne la ricchezza, la bellezza, l’entusiasmo ci vorrebbero pagine e pagine e pagine… Sono grata a tutti quelli che ho incontrato, con cui ho discusso, collaborato, litigato. Sono grata a tanti tecnici bravi, appassionati di questa città, con i quali sono riuscita a costruire validi rapporti di collaborazione.
Sono grata soprattutto a chi, con passione, pazienza, cura e garbo mi ha insegnato tanto, mi ha aiutato, supportato, incoraggiato, aiutato a crescere. A chi è stato capace di fare ciò, va tutto ciò che di buono, di appassionato, di bello ho nel cuore.
Su di me
Per finire, poche righe su di me.
Ho 48 anni, vivo a Roma da trenta, mi sono laureata in Sociologia all’Università La Sapienza con una tesi sperimentale che metteva a confronto le leggi finanziarie di quattro paesi europei – Italia, Francia, Germania e Regno Unito – nel corso di un quadriennio per quanto riguardava le voci relative alla spesa sociale: pensioni, indennità di disoccupazione, assistenza etc.
Ho lavorato inoltre per quattro anni prima al Ministero del Lavoro con la Sottosegretaria al Lavoro delegata alle crisi industriali e ammortizzatori sociali, e poi al Ministero dello Sviluppo economico nell’ufficio della viceministra, sempre nell’ambito della comunicazione e delle relazioni con la stampa.
In
passato ho collaborato con le Acli, l’associazione dei consumatori
Movimento Difesa del Cittadino, con il Formez e con diverse testate
di settore, nello specifico consumerismo e PA.








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